Goyomatsu di Shikoku

di Nicola Crivelli

fotografie dell’autore

articolo pubblicato su

BONSAItalia ARTE E NATURA n° 58

Questa volta vi racconto la storia di un pino bianco giapponese.

Il Pino Pentaphylla, è la mia seconda essenza preferita, dopo il Shinpaku, e nella mia zona si comporta molto bene.

Nel mio giardino, riceve il sole da mattina presto fino alle 5 di pomeriggio, lo tengo insieme agli altri pini, nella parte più ventilata.

In più stando in collina anche nei giorni estivi, non soffre per la canicola.

La pianta in questione è stata comprata a Shikoku, la più piccola e meno popolosa tra le quattro maggiori isole dell’arcipelago giapponese, da un coltivatore specializzato in pentaphylla.

L’ho poi lavorata con due Maestri Giapponesi, la prima volta con il mio Maestro Hideo Suzuki, durante il 13° corso della Scuola d’Arte Bonsai.

La seconda Impostazione l’ho effettuata, questa primavera, durante il corso Istruttori, sempre della Scuola d’Arte Bonsai, con il Maestro Hideo Ishii.

Vediamo ora le fasi delle lavorazioni:

PRIMA IMPOSTAZIONE
3 febbraio 2004
Il pino è impacchettato per il trasporto, in un sacco con le rotelle. Qui lo vediamo insieme ai bagagli in una stazione ferroviaria di Shikoku.All’acquisto il pino presentava una fitta vegetazione ed un lungo ramo (ramo di sacrificio, ossia un ramo usato nella coltivazione per fare ingrossare il tronco). Come prima cosa questo ramo è stato asportato, direttamente in vivaio, per facilitare il trasporto.

marzo 2005

Il pino è nel mio giardino sotto la neve. In questo periodo ho cimato le parti più vigorose della vegetazione, creando degli spazi per fare passare la luce alla vegetazione interna, che si stava indebolendo.

9 aprile 2005

Il pino è stato portato al 13° corso, con il Maestro Suzuki. Il materiale presenta un tronco massiccio, con un’interessante corteccia, una zona di shari naturale, e radici esposte.

La vegetazione è abbastanza espansa. Nel 2004 ho eliminato l’apice, che, essendo una zona di forte vigore, indeboliva i rami interni che sarebbero serviti all’impostazione.

È ben chiaro che questa pianta si prestava prevalentemente agli stili a cascata (kengai) o semicascata (han-kengai).

Il ramo di sacrificio di cui ho parlato prima, era collocato dove ora vi è il jin, ossia alla base sulla destra sotto il lungo ramo.

Questo lato è stato scelto come fronte, ed è stata decisa la giusta inclinazione.

Si eliminano altri rami non necessari, si deve usare la vegetazione più vicina al tronco.

Bisogna creare conicità anche nei rami.

È stato eliminato anche un ramo sul fronte nella zona apicale. Il lungo ramo in cascata è ancora troppo lungo e la vegetazione lontana, in più parte dal fronte.

C’è anche un ramo sul retro più interessante, uno dei due sarà eliminato.

Ci sono due lunghi rami nella zona inferiore, uno parte dal fronte, l’altro dal retro; questi due rami sono utili per creare la vegetazione in cascata, tipica di questo stile.

Si comincia ad accorciare il lungo ramo frontale; il ramo in cascata sul retro rimane.

Anche se sembra rimasto poco della vegetazione, qualcosa andrà ancora eliminato.

Sono rimasti 6 rami, ai quali viene messo il filo. Ho fasciato il ramo grosso in cascata con della stoffa, per potergli dare un movimento naturale.

Con il ramo cerchiato in blu verrà creato l’apice, mentre quello marcato in rosso verrà eliminato, perché alla fine non sarà più necessario.

Cerchiati in rosso e azzurro i jin sono la rimanenza dei rami tagliati precedentemente. Il ramo marcato in giallo verrà anch’esso eliminato perché nasconde troppo il tronco

9 aprile 2005

La prima impostazione è ultimata, l’intera chioma è stata creata con quattro rami.

Con uno ho creato l’apice, con gli altri tre i rami in cascata.

SECONDA IMPOSTAZIONE

La seconda impostazione è stata fatta sotto la guida del Maestro Hideo Hishii, specialista in conifere, e molto pignolo nell’applicazione del filo.

Praticamente, ho eliminato un solo ramo, che era già in dubbio nella prima impostazione con Suzuki; a tutto il resto ho messo il filo, dal più grosso al filo sottilissimo per la ramificazione secondaria e terziaria.

20 ottobre 26

Retro e fronte.

Il pino ha vegetato per due stagioni ed è pronto per la seconda impostazione.

Il pino durante la lavorazione; nell’applicazione del filo di rame il finale di ogni ramo è stato alzato con un’asola di filo fine.

Il Maestro Ishii controlla e corregge l’impostazione del mio abete lavorato con lui il giorno prima. Si può immaginare dalla sua espressione, la cura del dettaglio che cercava di trasmetterci.

È stata una dura lavorata, soprattutto per l’abete, che aveva una ramificazione già bella fitta.

Il Maestro Ishii commenta le mie due piante lavorate nel corso Istruttori 2007.

La sua specializzazione, oltre le conifere, è quella di preparare le piante per le grandi mostre Giapponesi, con una grande attenzione al dettaglio.

5 Marzo 2007

Il pino bianco giapponese alla fine della seconda impostazione. La pianta fa già il suo effetto, forse un po’ troppo triangolare.

6 giugno 2007

Il goyomatsu di shikoku è stato messo in un vaso bonsai, non ancora definitivo, a tre anni dal suo arrivo in Svizzera. Normalmente, lascio passare una stagione vegetativa, prima di rinvasare una pianta. Ma in questo caso, nonostante sia stato messo il filo su tutti i rami, la pianta non ha più subito forti piegature, la formazione di base era già stata fatta nella prima impostazione.

Il vaso capiente, poi ha permesso di effettuare il rinvaso senza troppi interventi alle radici.

Ora, le nuove candele si sono aperte evidenziando i volumi della vegetazione.

14 novembre 2008

In occasione di un workshop con il Maestro Kunio Kobaiashi re imposto il pino

Il goyomatsu di shikoku dopo la filatura

 
29/6/2011
 
7/10/2011 Saulieu
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5 thoughts on “Goyomatsu di Shikoku

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