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Il tasso è stato lasciato crescere liberamente per tutta la primavera, aiutato anche da un buon terriccio drenato e una buona concimazione. Non è stato pizzicato.
Il vigore della pianta perciò è al top.
A giugno quando la prima crescita vegetativa è matura, quando gli aghi diventano scuri, si procede alla potatura con le forbici. Con le forbici si equilibra il vigore di ogni singolo ramo.
Il primo ramo che deve ingrossare di spessore è stato cimato solo leggermente. L’apice e le zone forti suon state potate di più, tornando indietro anche sulla vegetazione vecchia.
Il tasso risponderà con una seconda vegetazione, anche arretrata.
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Shinpaku snello

Questo ginepro è un materiale molto interessante con diversi anni di coltivazione, perciò bisognerà tener conto del lavoro svolto fin ora dal suo proprietario.
Il primo progetto (Progetto Shakan 1) cerca di mantenere tutta la ramificazione esistente. Questa pianta ha già una struttura valida e con la giusta coltivazione in pochi anni si potrebbe arrivare a sviluppare questo progetto. Ho aumentato lo shari in basso, creando due vene linfatiche ben separate. Bisognerebbe creare delle masse ben distinte e spaziate tra di loro. Il primo ramo è forse un po’ basso, il suo peso visivo potrebbe compromettere l’equilibrio della pianta. Nello stile Shakan, inclinato, si cerca di mettere la vegetazione sul lato opposto della direzione, per dare più stabilità alla pianta.
Eliminando il primo ramo la pianta diventa più equilibrata e leggera. Si può trasformare il primo ramo in un interessante jin che diventerà il punto focale della pianta. (Progetto Shakan 2)
Con un tronco di questo spessore la chioma risulta essere comunque un po’ eccessiva, proviamo ad alleggerirla.
Progetto Shakan 3
La chioma è stata alleggerita anche se ora da un effetto “fungo” che a me non piace molto. Bisogna cercare di abbassare e allungare il ramo di destra.
Progetto bunjin 1
Il ginepro non è l’essenza ideale per farne un bunjin classico
L’essenza ideale per fare un bunjin classico è il pino.
Il pino rosso (akamatsu) è l’essenza più usata in Giappone per fare dei bunjn, il pino silvestre in Europa è una buona alternativa.
Un bunjin classico dovrebbe avere un tronco più sottile di questo ginepro, e non dovrebbe avere legna secca.
Ciò nonostante esistono anche bunjin di shinpaku molto interessanti.
La vegetazione deve essere alleggerita molto, i jin devono diventare molto piccoli.
Progetto bunjin 2
Mantenendo lo stesso fronte, che dalle foto sembra essere il migliore, ho cercato di ridurre l’inclinazione verso sinistra cercando di portare l’apice più centrale.
Nello Shinpaku, (juniperus chinensis), una cosa importantissima è la legna secca. Anche se in un bunjin classico non ci dovrebbe essere legna secca, in un bunjin di shinpaku è indispensabile che ci sia.
Ho pensato perciò di aumentare la drammaticità eliminando una vena linfatica. Bisognerà lavorare la parte morta in maniera che assomigli il più possibile alla legna secca naturale dei ginepri che si trovano in natura.
Si dovrà assottigliare la parte centrale dello shari, rendendolo piatto e sottile come una lamina.
Si potrà facilmente continuare lo shari fino all’apice.
Nello stile bunjin, la vegetazione deve rimanere un po’ disordinata, meglio evitare i palchi troppo definiti e regolari.
I vuoti e i pieni sono molto importanti nello stile a bunjin, in questo progetto la direzione verrà accentuata dallo spazio vuoto a sinistra e non dal primo ramo.
Il tipico vaso usato per i bunjin è di forma tonda e bassa e irregolare, in giapponese si chiamano Nanban, ed erano in origine dei coperchi di ceramica che servivano a coprire i recipienti per l’acqua.
Di questi possibili progetti quelli che mi piacciono di più sono il secondo e l’ultimo. Il primo progetto è più conservativo, l’ultimo è più essenziale.
A voi la scelta .
Il risultato dopo una giornata di lavoro
Piccola lezione sulla tecnica della separazione delle vene e i percorsi linfatici.

Melanie pulisce la corteccia, è importante togliere scaglie ed impurità.
Con un pennarello si traccia dove dovremo incidere con il fessuratore.
Prima suddivisione del tronco in due parti
Bisogna fare attenzione a seguire le vene del legno.
Ora il tronco è suddiviso in tre parti di differente spessore.
Si svuota con l’ausilio di una fresa elettrica la parte centrale del tronco. Vengono applicati anche dei tutori.
I tre “tronchi” vengono avvolti con del nastro auto agglomerante.
I tre “tronchi” vengono filati con filo di rame abbastanza grosso.
I tre “tronchi” vengono impostati creando curve dolci e sinuose.
I tronchi vengono anche ruotati sull’asse in modo che la vena e lo shari avranno un movimento a spirale.
Il ginepro alla fine del primo step.
Vista laterale
Rinvaso di un chojubai da talea.

Creo un estensione della roccia nel punto meno interessante, la parte piatta.
Ho fissato la rete di plastica con una colla bi componenti
Sul lato destro fisserò il chojubai
Ho incollato anche due fili d’ancoraggio.
Una pietra
Un chojubai

Il chojubai verrá fissato sulla roccia
Il lavoro ultimato, ho usato una tela di yuta per contenere il terriccio.
l’anno prossimo filerò i rami in modo che siano più ordinati